30 agosto Venezia in Corto: il meglio del Festival Internazionale di Montecatini

 

Giunta alla sua 55a edizione (Montecatini 5-10 luglio 2004), la mostra internazionale del Cortometraggio di Montecatini diretta da Giancarlo Zappoli (direttore del sito MYMOVIES e della rivista FILM) quest'anno ha presentato all'interno del suo concorso internazionale cinque sezioni (Animazione; Documentario; Sperimentale; Fiction e Videoclip musicali) e ha focalizzato ulteriormente l'attenzione su due nazioni particolari attraverso la sezione "Panorama Italia" e "Panorama Germania". Caratterizzata da una dimensione prettamente cinefila e poco mondana, la mostra ha ricevuto lavori provenienti da 57 nazioni e ha selezionato dei film provenienti da meno della metà dei paesi che avevano chiesto di partecipare, partendo dal presupposto che non siano i numeri ma la qualità dei lavori proposti a dover avere un'adeguata visibilità a un festival di Cinema.

Sono stati così selezionati cortometraggi provenienti dall'Africa (Nabibia, Uganda, Congo), dal Medio Oriente (Afghanistan e Israele), dall'Europa (Francia, Italia, Svizzera, Olanda, Danimarca, Svezia, Spagna, Polonia, Slovenia, Belgio), dal Sudamerica (Argentina, Brasile, Messico), dalla Russia, dagli Stati Uniti e dalla Corea del Sud.
L'airone D'Oro al miglior cortometraggio è stato assegnato al film "Le Souffle" (Francia, 2003) diretto da Mathieu Vadepied, cui è stato assegnato il primo premio per la migliore interpretazione maschile al protagonista Samir Guesmi;
Un premio speciale al migliore "Eros in corto" è stato assegnato al film "Indecence" (Francia, 2002) diretto da Christian Sonderegger, cui è stato attribuito il primo premio per la migliore interpretazione femminile alla protagonista Chloè Rejon;
vincitore del concorso parallelo sponsorizzato da Jameson è stato il cortometraggio italiano "chi ci ferma più" di Claudio Cupellini, cui è stato assegnato un premio di 6000 euro che prevede inoltre la partecipazione del suo corto a 15 festival internazionali;
è inoltre stato organizzato un omaggio speciale a Luciano Tovoli, direttore della fotografia di "Professione Reporter" di Antonioni nonché per alcuni dei più grandi registi italiani quali Dino Risi, Marco Ferreri, Dario Argento e Luigi Comencini
e a Rutger Hauer, l'inconfondibile interprete di "Blade Runner" di Ridley Scott, di "La Leggenda del Santo Bevitore" di Ermanno Olmi, di "Soldato D'orange" di Paul Verhoeven e di film rimasti nella memoria collettiva quali "The Hitcher" e "Ladyhawke". Hauer ha inoltre presentato in anteprima il suo (splendido) cortometraggio "The Room" (Olanda, 2001) e, preso dall'entusiasmo, ha coinvolto i giovani registi ed attori presenti al festival in un workshop diretto da lui che è durato l'intero giorno di sabato 10 luglio.
Presenti entrambi alla rassegna hanno ricevuto il prestigioso Airone D'Oro alla carriera.
 
REVOLUCION; 7' (Spagna, 2002), scritto e diretto da Martin Rosete (nato nel 1980 e alla sua opera prima): frustrato dalla monotonia della sua vita, il protagonista (un uomo calvo di mezza età) decide di intraprendere una rivoluzione "rompendo l'ordine prestabilito" della sua simmetrica stanza. Dopo aver spostato radicalmente i mobili e aver toccato l'apice della trasgressione dormendo verticalmente nel suo armadio, egli può finalmente ripristinare l'ordine e la simmetria del suo studio ripensando con orgoglio e nostalgia ai giorni in cui è stato "un vero rivoluzionario"
Ho scelto in apertura questo corto ironico e sferzante proprio perché attraverso il paradosso questo giovanissimo regista ci ricorda quanto l'idea stessa di "rivoluzione" sia decisamente più complessa, e non possa certo essere confinata nel chiuso della propria stanza. Nella sua geometrica essenzialità questo è infatti un piccolo corto "rivoluzionario", e proviene dalla stessa scuola del geniale (e giovanissimo) regista Amenabar - The Others, Abre Los Ojos - (ovvero la Computense Universidad de Madrid)
 
WE HAVE DECIDED NOT TO DIE; 11' 30'' (Australia 2003). Scritto e diretto dal ventisettenne Daniell Askill, già direttore creativo dell'agenzia londinese Williams e ora cofondatore del collettivo Collider a Sidney che lo ha portato a dirigere lavori per MTV, Virgin e Warner Music.
Corto sperimentale in cui sono presentati tre rituali, tre diverse figure, e tre diversi viaggi di trascendenza. Dopo "Revolucion" mi sembrava un soggetto adatto, ma in realtà devo ancora vederlo, così ti saprò dire.

 

CHI CI FERMA PIU'; 22' (Italia, 2003), scritto e diretto da Davide Cupellini come opera di diploma alla Scuola Nazionale di Cinematografia. Il corto ha vinto il premio Jameson al Festival di Montecatini.
Mario, un uomo scavato e dai capelli grigi, giunge in una località balneare che poi scopriamo essere Sottomarina, e lo vediamo assistere impassibile al furto della sua auto dalla stanza di un albergo. Il giorno seguente, in un bar della spiaggia, assistiamo al suo incontro (casuale?) con Silvano, un vecchio amico d'infanzia con cui da piccolo sognava di aprire un ristorante in riva al mare. Silvano, che ora è sposato e ha un figlio, accoglie l'amico Mario a braccia aperte, e non appena scopre che gli hanno rubato la macchina confessa di essere a capo di un'organizzazione specializzata in furti d'auto e gliela recupera immediatamente. Ma sentite le difficoltà economiche di Mario, che sperava di recuperare i soldi dell'assicurazione dal furto, Silvano si offre di accompagnarlo alla frontiera con la Romania per rivendergli la macchina a caro prezzo. Intraprendono così il viaggio, e anche se frugando casualmente fra i bagagli di Mario Silvano scopre che l'amico è un poliziotto, sembra intenzionato a portare il viaggio a compimento, e a fidarsi ugualmente dell'amico.
Questo corto mi è sembrato interessante per varie ragioni: innanzitutto è decisamente (aimè) superiore alla media nazionale caratterizzata da lavori veramente mediocri se non imbarazzanti. E' girato molto bene, ha un'ottima fotografia e (miracolo!) i due attori sono veramente bravi. E poi, in un contesto nazionale che si è specializzato in prodotti televisivi su modello soap, melodramma o commedia a discapito del noir e del thriller (portati avanti solo da due giovani autori quali Faenza e Infascelli), mi sembrava giusto dare spazio anche ad una promettente nuova leva del genere.

 
STRANGERS; 7' (USA/Israele, 2004), scritto e diretto da Erez Tadmor e Guy Nattiv, due giovani scrittori e registi di Tel Aviv.
E' notte, un ragazzo entra in un metrò di Parigi. Seduto e appoggiato lo zaino da viaggio, si accorge di un giovane mediorientale nel sedile di fronte che sta leggendo un giornale arabo. Immediatamente gli lancia uno sguardo di sfida esibendo la collanina con il simbolo di Israele. Mentre i due si lanciano sguardi torvi, improvvisamente sale sul metrò un gruppo di naziskin che circonda l'arabo iniziando a provocarlo. L'atmosfera è tesissima. Proprio mentre il metrò sta per giungere ad una fermata e il giovane ebreo si sta preparando ad andarsene senza dare nell'occhio gli squilla il telefonino: la suoneria riprende l'inno nazionale d'Israele e tutti i naziskin si voltano verso di lui. Ora entrambi i ragazzi sono circondati e l'atmosfera è quella di un massacro imminente. Poi i due si lanciano uno sguardo d'intesa: non appena il metrò sta giungendo alla fermata successiva distraggono il gruppo neonazista lanciandosi l'un l'altro i propri bagagli, e riescono a scendere contemporaneamente mentre le porte si richiudono sul gruppo inferocito. Restituitesi gli zaini, adesso entrambi sanno di essere "stranieri", e quindi fratelli nella paura.
Un corto breve, conciso, illuminante, fatto solo di immagini e sguardi, così come dovrebbe essere il cinema dove è l'immagine che dovrebbe parlare, raccontare. E visto tra l'altro il clima che si respira in medioriente, veramente educativo.
 
LE SOUFFLE; 18' 40'' (Francia, 2003), scritto e diretto da Mathieu Vadepied, direttore dal 1998 al 2002 di spot pubblicitari e nel 2001 del film Sur Mes Levres.
Parigi. Seguiamo un giovane arabo mentre osserva di nascosto una donna uscire dal portone di casa. La donna è giovane e, vista la pancia, è visibilmente incinta. Poi lo vediamo incontrare un amico e la madre, tutti a rimproverargli di essere scomparso per così tanto tempo senza dare notizie di sé nemmeno alla compagna che aspetta un bambino. Non sappiamo perché è scomparso per così tanto tempo, certo che si vergogna a farsi rivedere dalla compagna e si ostina a seguirla e pedinarla di nascosto fino a che, ormai scoperto, l'accompagna d'urgenza in ospedale perché la ragazza è nel pieno delle doglie. Ed è sempre di nascosto che riesce a entrare nella sala in cui i neonati vengono trattenuti prima di essere riconsegnati alle loro madri: visto il bambino con segnalato sul braccialetto il nome della madre e quello del padre come "sconosciuto", l'uomo fugge in strada, schiacciato e ammutolito dal miracolo di una nuova vita.
"Le Souffle" ha vinto l'Airone d'oro per il miglior cortometraggio dell'anno e anche per il miglior interprete femminile. Un breve film fatto dei silenzi che accompagnano la solitudine del protagonista, incapace di affrontare le sue responsabilità e infine ammutolito dal respiro di una nuova vita, di suo figlio. Commuovente, un vero piccolo capolavoro.
 
THE ART OF LOVEMAKING; 2'30'' (Gran Bretagna, 2003), regia e fotografia di Martin Wallace, regista di programmi e di teatro nonché di videoclip (tra cui "On" di Aphex Twin).
Un letto, due persone, infinite possibilità. Apri la tua mente o perlomeno il tuo armadio.
Questo corto è caratterizzato da una splendida fotografia ed è stato inserito nella sezione dei corti sperimentali (non l'ho visto ma è molto piaciuto e ti saprò dire).
 
INDECENCE; 20' (Francia, 2002), scritto e diretto da Christian Sonderegger, ora alle prese con la regia del suo primo lungometraggio, "Le Naufrage", di cui ha scritto anche la sceneggiatura.
Una giovane coppia sta facendo l'amore in una stanza quando a un certo punto la ragazza dice al compagno "ti amo". Questa frase scandalizza il ragazzo, secondo il quale è "indecente" e fuori luogo fare un'affermazione del genere quando in realtà i due stanno svolgendo funzioni meramente fisiologiche. Ma è evidente che la coppia si ama e che in realtà è lui ad avere paura ad ammettere ed esporre i suoi sentimenti. Alla fine, seppure stravolgendo la frase, l'ammissione sarà fatta e la coppia riconciliata.
In un contesto mediatico e cinematografico che vede stereotipata e banalizzata al massimo la rappresentazione del sesso, per lo più sempre enfatizzato e reso per così dire "melodrammatico", questo corto colpisce da subito per la dimensione gioiosa, giocosa e realistica in cui è mostrato il sesso in una relazione d'amore e di complicità. E coglie un'aspetto particolarmente rilevante dell'approccio contemporaneo ad un sentimento come quello dell'amore: in un contesto in cui il sesso è esibito e dibattuto in ogni sua possibile forma, a fare paura, a risultare "indecente" è il manifestare le proprie emozioni, il nostro amore per l'altro.
"Indecence" ha vinto il primo premio come migliore "eros in corto" e la protagonista, Chloè Rejon, ha ricevuto il primo premio per la migliore interpretazione femminile.
 
YAMAMOTO SUN; 12' (Francia, 2003), scritto e diretto da David Fourier.
Una comitiva di turisti giapponesi giunge col pullman privato d'ordinanza ad un'azienda vinicola nel mezzo della campagna francese per una giornata di degustazione. Alla sera il pullman ripartirà per il rientro nella capitale dimenticandosi del signor Yamamoto, rimasto a dormire dietro una siepe a causa del troppo alcool. Accolto ancora frastornato da un'avvenente camionista francese, il signor Yamamoto scoprirà non programmati e piacevoli aspetti della vita, decidendo di darsi ad un'anarchica fuga on the road con la sua nuova compagna di viaggio.
Come "Indecence" inserito nella sezione parallela "Eros in corto", anche "Yamamoto Sun" mi ha colpito per la dimensione gioiosa in cui è rappresentato il sesso, che qui assume inoltre una valenza liberatoria e anarchica grazie alla domanda provocatoria che sta alla base del film: che cosa succederebbe se un compito e inquadrato signore giapponese di mezza età si perdesse, sbronzo, nella campagna francese per poi venire raccolto per un passaggio da una simpatica e disinibita camionista? Ovviamente, non si sognerebbe neanche di prendere il suo aereo di ritorno per Tokio... Un corto ironico e gioiosamente anarchico.
 

DAVID MAMET'S GILDED STONES, 8' (USA, 2004), diretto da James Dodson e scritto da Fred Stroppel, con Rosanna Arquette. Il regista ha lavorato come supervisore alle produzioni di film come "Tigerland", "Behind Enemy Lines" e "From Hell".
Creduto perso in un incendio del 1998 alla MGM, il capolavoro di David Mamet viene restaurato con l'aiuto di Rosanna Arquette, Elisabeth Perkins edi grandi registi.
Non posso dare grandi informazioni perché non l'ho ancora visto. Ti faccio sapere al più presto.
THE ROOM; 10' (Olanda 2001), diretto da Erik Lieshout e Rutger Hauer che ne ha anche scritto la sceneggiatura adattandola da un racconto di Harry Mulish.
Durante una passeggiata in un'imprecisata cittadina olandese, un giovane americano rimane affascinato da una stanza che si intravvede dalla strada, e da cui escono le note di un pianoforte. Intere notti saranno trascorse davanti a quella finestra nel tentativo di decifrare l'enigma dell'appartamento sconosciuto. Passati molti anni, l'uomo sarà invitato da un amico a usufruire del suo appartamento olandese, che si rivelerà essere lo stesso che lo aveva tanto affascinato all'epoca della sua giovinezza. Perfettamente a suo agio in quelle stanze silenziose e vuote, il protagonista comprenderà il motivo per cui da giovane era stato attratto da quel luogo...
Girato interamente in bianco e nero, questo cortometraggio interpretato, scritto e diretto da Rutger Hauer colpisce per la splendida fotografia e per i suoi "vuoti", come ha sottolineato il suo stesso autore. "Vuoti" che consistono appunto nella scelta stilistica di un bianco nero quasi onirico, di inquadrature minimali e quasi "sospese" sui singoli dettagli inanimati di una stanza, di una finestra, e sui silenzi volti a sottolineare tutto il mistero e il non detto del racconto. Metafisico.

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